Moto Morini

 

Moto Morini: la sella di Orfeo

Destino di un emblema italiano

 

motomorini_logo.jpgSogni: il modo più comune di evadere la realtà, quell’immagine ricorrente che ci alletta e ci induce al sorriso anche quando la quotidianità imporrebbe ben altro. Cosa succede quando è la realtà, il grigiore, a sconfinare nell’onirico? Accade che il sogno svanisca, si perda, smarrisca il suo fascino perché contaminato dal tangibile, da una noia dicotomica sorella del sogno. È quanto successo alla Moto Morini, la famosa casa motociclistica di Bologna che ha fatto sognare uomini di svariate generazioni, ma che oggi rischia di scomparire.

Formalmente la Morini è stata dichiarata fallita nel 2010, ed ora è nelle mani del curatore Pietro Aicardi. L’asta del 13 aprile si è rivelata deludente: nessuno ha confermato il prezzo base di 5,5 milioni di euro. Prima dell’estate Aicardi spera di poter impostare una nuova asta: pare esista una cordata di imprenditori disposti a rilevare l’impresa motociclistica. Sarà la volta buona? Speriamo proprio di sì: non possiamo permettere che un altro pezzo storico di Bologna ceda allo spettro del fallimento; non si può segregare un mito nei libri di storia, dove già era entrato per meriti sportivi e industriali, che deve ancora “mangiare” la strada e far sperare i suoi centauri. Ecco, allora, quel sogno cui si diceva: l’evasione dalla realtà in sella ad una rombante compagna di viaggio, fedele nelle prestazioni oltre l’immaginazione stessa. Il lungo viaggio della vita, senza meta indubbia, ma con l’unica certezza di sentire al fianco una figura che non ha nel suo DNA il tradimento. La moto è la realizzazione del sogno che non tradisce l’attesa, è lo sconfinamento dell’onirico nel quotidiano che porta una nota di colore. Deve essere questo il sentimento provato dal mito Giacomo Agostini quando, in sella alla “Settebello Aste Corte”, vinse il “campionato cadetti” nel 1962 e, nell’anno successivo, i campionati italiani di “velocità Juniores” e “della Montagna“. Suo predecessore, Alfonso Morini, corridore e socio del fondatore, che pubblicizzò la sua T125 gareggiando con questa monocilindrica di 125 cc 2 tempi. Il sogno – filo conduttore di tutta la storia della Casa bolognese – proseguì e poi si spezzò nel 1963, quando la Morini si cimentò nella classe 250 del campionato mondiale, ma perse il titolo contro l’imbattibile Honda per soli due punti…

Anche nella produzione in serie la Morini si ritagliò il suo spazio di rilievo con la Sbarazzino 100 e la Corsaro 125, dalla quale derivò il Corsarino, prodotto dal 1963 al 1977. Si trattava ufficialmente di un ciclomotore, però era in realtà costruito come una moto vera e propria con telaio a doppia culla e motore a 4 tempi, divenendo subito uno dei mezzi più ambiti dai giovani dell’epoca: il sogno legato alla moto, ancora, come elemento distintivo di Morini.

Grande passo evolutivo è compiuto dalla Casa bolognese nel 1970, quando assunse l’incarico di progettista il grande Franco Lambertini che, proveniente dalla Ferrari, segnerà tutte le future innovazioni motociclistiche. Il sogno, quella volta, si realizzò: un uomo-Ferrari approdava a Casalecchio di Reno, e nel 1973, dalla fantasia e dalla competenza di Lambertini, nacque la moto più nota e diffusa della Morini, la .

La realtà cominciò a penetrare nel sogno quando la Moto Morini fu ceduta nel 1987 ai fratelli Castiglioni, proprietari della Ducati, incapaci di valorizzare il mito che la Morini portava con sé; e poi alla Morini Franco Motori, il che non consentì comunque alla produzione di tornare ai fasti di un tempo. La realtà di errate scelte dirigenziali cominciate anni prima continuò ad affossare la casa bolognese, ed oggi sono in pochi coloro che possono sognare in sella a una Morini.

Ora il sogno rischia di dissolversi, e non possiamo permetterlo. Troppe aziende di Bologna sono scomparse dalla realtà locale, troppi marchi si sono rattrappiti negli annali dell’Impresa (Filippo Fochi, Industrie Cevolani, Hatù-Ico, Sasib tabacchi, Montarbo, Casaralta ed altre). Non può toccare anche alla stella Morini spegnersi nella dimensione oscura del fallimento, si devono trovare imprenditori locali, personalità che siano disposte a ridare forma e speranza ad un sogno che ha accomunato i ventenni di più generazioni.

In fondo la Moto Morini chiede che la sua vocazione di far fantasticare non svanisca: dopo averci fatto vivere grandi emozioni, dopo aver tradotto l’onirico in realtà, dare nuove certezze alla casa motociclistica è il minimo da fare. Dobbiamo ricordarci di Orfeo e di come lui fallì, giacché la sua sconfitta sarà la vittoria di Morini. Guardare indietro rivela il passato, quello che la Morini è stata: solo così si può costruire il futuro, ancora in sella alla moto dei sogni.

19 Luglio 2011, durante l’asta, per un milione e 960 mila euro due imprenditori milanesi, Sandro Capotosti, ex presidente di Banca Profilo, e Ruggero Massimo Jannuzzelli, ex vicepresidente e ad del gruppo Camuzzi si aggiudicano la Moto Morini. I due sono a capo della newco ‘Eagle Bike’, creata per l’occasione. Si vede un futuro per la Morini, un grande segnale, ma per la Malaguti, altro marchio storico bolognese nonché italiano?

Moto Moriniultima modifica: 2011-10-19T15:38:08+02:00da qwerty1984a
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